Biografia
 
Giovannella Salvadori Ramirez nasce a Reggio Calabria e si trasferisce giovanissima a Roma. Dopo il Liceo Classico, inizia lo studio della pittura all'Accademia di Villa Strohl-Fern sotto la guida di Wladimir Franchetti, pittore oriundo russo.

L'Espressionismo (1959-1962)
Abbandona Roma per Milano dove esordisce, nel gennaio 1960, con la sua prima mostra personale, presentata da Franco Russoli alla galleria "Barbaroux". Espone dipinti a olio di forte impronta espressionista: è una pittura materica, ricca di colore, coerente con la sua origine mediterranea e i suoi Maestri di riferimento sono Nolde e Soutine. Tra i vari riconoscimenti, sarà invitata a Parigi per partecipare a una mostra collettiva alla Galerie Juillard. Il clima creativo della Milano degli "Anni Sessanta" e gli studi all'Accademia di Brera sono determinanti per l'evoluzione di Giovannella dall'espressionosmo figurativo all'astrazione.

L'Informale (1962-1965)
Fra il 1962 e il 1965 l'Artista dipinge usando pigmemti puri e solventi speciali su supporti liberi, grezzi, non intelaiati: juta, canapa, lino. È un periodo di intensa creatività. Ne scaturiscono dipinti dai colori accesi, segnati da una gestualità istintiva e quasi violenta: è l'informale.

I Labirinti (1964-oggi)
Negli stessi anni del fervore creativo "informale" nasce, si forma e prende consistenza un pensiero che diventerà il "basso continuo" della sua della sua creatività artistica e avrà un nome: "il Labirinto". Il disegno - più del colore - tradisce l'ansia per la ricerca di una méta: il disegno non mente e il labirinto è un disegno.

La Rivolta (1966)
L'informale non è libertà, è solo una licenza, non è una soluzione. Alla fine del 1965 la stagione creativa dell'informale si interrompe in modo repentino e la Salvadori abbandona la pittura e l'atto stesso del dipingere, nell'ansiosa ricerca di un linguaggio "altro", sperimentando modalità e materiali inusuali, che esprimano l'attualità. Le nuove opere diventano oggetti, contenitori o assemblaggi dagli aspetti volutamente stranianti e provocatorii. E se questa rivolta non fosse distruttiva ma chiarificatrice?
Nel settembre del 1966 - Biennale di Venezia - in una mostra collettiva alla galleria "l'Elefante", Giovannella presenta un'opera recentissima, con velature, trasparenze, riporti fotografici e luci elettriche, che viene notata e segnalata da Ileana Sonnabend.

La Mec Art (1967-1970)
Dopo la Rivolta del 1966, l'artista elimina ogni licenza, per dare ai suoi lavori un un indirizzo di rigore essenziale. Esclude dal programma ogni intervento manuale: crea le opere con il solo "linguaggio" di macchine e strumenti tecnici. Diagrammi e tracciati vengono elaborati con passaggi foto/video e trasferiti su superfici fotosensibili (Minnesota 3M). I prodotti finali sono riproducibili in serie: è la fine dell'opera unica! Nel giugno del 1968 i risultati sono esposti alla Galleria "Toselli/De Nieuburg" in una mostra personale organizzata dal Critico Tommaso Trini, con la collaborazione del fotografo Toni Nicolini. Tra le recensioni va ricordata quella di Dino Buzzati sul Corriere della Sera.

Arte Design (1969-1975)
Giovannella Salvadori Ramirez, in collaborazione con Mario Bazzini, crea prodotti tra arte e design: la lampada da tavolo "Cartesio" e la bomboniera "Cubo", entrmbe in plexiglas serigrafato; i pannelli componibili in acciaio inox elektrocolor; le serigrafie su carta-seta "Saffa".
Nel 1974, presso lo Studio Palazzoli di Milano partecipa alla mostra colletiva "Alta Fedeltà, rapporti tra arte e scienza" assieme a Vincenzo Agnetti, Bruno Di Bello, Alberto Faietti, Christian Tobas. La mostra sarà replicata nel 1975 a Bologna, presso la galleria "Duemila", e a Roma alla galleria "Seconda Scala".

La Riflessione (1971-1980) Les miroirs devraient réfléchir davantage (Jean Cocteau, Orphèe, 1950).
Dopo il rifiuto della pittura (1966) e la Mec-Art (1968) Giovannella Salvadori Ramirez sospende temporaneamente le sue attività per una tregua di studio e di riflessione. Approfondisce le sue nozioni di filosofia, storia dell'arte e psicanalisi. Frequenta convegni e seminari, incontra studiosi, docenti e ricercatori. Sono determinanti, dal 1973, i colloqui con il professor Silvio Ceccato, che nel 1975 presenta con una monografia (Edizioni Pantarei Lugano) la mostra personale della Salvadori a Campione d'Italia, presso la galleria "Tonino". Il Professor Ceccato - filosofo, linguista e direttore del Centro di Cibernetica e di Attività Linguistiche all'Università degli Studi di Milano - dimostra all'artista l'inferiorità ripetitiva delle macchine rispetto alla creatività della mente.
È nel 1975 che Giovannella Salvadori Ramirez ritrova il desiderio di un ritorno alla manualità, ma con una più consapevole e meditata diversità di pensiero.
Nel 1976 effettua lo "studio su tracce di immagini passanti", utilizzando il materiale Scotchtint, prodotto da 3M e lavorato su cristallo.
Nel 1977 fa esperimenti su teli di garza bianca, su cui traccia poche righe, bianche o nere. I teli sono assemblati a gruppi: il risultato è essenziale.
Alla Biennale di Venezia del 1978, la Salvadori presenta un breve saggio sulla performance dello scultore Antonio Paradiso - "la Vacca Meccanica" - nel quale analizza il rapporto tra comportamento animale, mimesi e ambiguità. In seguito, in Algeria, viene girato "Edipo Altro", cortometraggio d'artista scritto da Giovannella Salvadori Ramirez e diretto da Antonio Paradiso (durata 11', colore, sonoro).

Il Ritorno (1975-1995)
Come all'uscita da un labirinto, Giovannella Salvadori Ramirez conclude la sua stasi di riflessione: un cauto ritorno alla manualità e un inizio di immagini solo evocate. Dal 1977 le "garze sperimentali" si ampliano in tutto l'ambiente sino a delinearne gli spazi interni: si veda l'installazione realizzata a Milano nel 1982, presso gli uffici di una società di pubbliche relazioni. L'opera, in cui si ripropone il tema del labirinto, è documentata dalle fotografie di Luciana Mulas.
Tra il 1985 e il 1988, la Salvadori riprende a usare i colori. Dipinge su tela di lino a trama larga, su carta bozzolo "Japan" e ancora su garza.
È del 1989 la mostra personale a Milano allo "Spazio MC Selvini". Tra le opere esposte, spicca una grande vela di garza dipinta a colori della lunghezza di 8,8 metri). Propr. E.&M. Contini
Nel 1995 si svolge la mostra personale antologica a Milano nel "Chiostro dei Glicini" della Società Umanitaria, con saggio critico della professoressa Luisa Cogliati Arano.

Opere a Tema (1996-2004)
Dal 1996, Giovannella Salvadori Ramirez rivolge di volta in volta la sua attenzione a un unico argomento, per potere progettare un'opera di grandi dimensioni e una serie di dipinti coordinati.
Sono del 1997 gli "Affreschi Ferraresi" di Palazzo Schifanoia (Ferrara), una vela di lino di 12,35 metri di lunghezza per 1,45 di larghezza.
Nel 2000, al mito del "Soldato Er" - dal Libro X della "Repubblica" di Platone - Giovannella Salvadori Ramirez dedica un arazzo su tela di lino delle dimensioni di 1,45 x 8,38 metri.
Per la "Musurgìa Universalis" di Athanasius Kircher, nel 2002 l'artista dipinge sette opere sul capitolo "I Sette Giorni della Creazione", quali divini concerti d'organo.
Queste opere, assieme a lavori precedenti, sono riunite ed esposte in una mostra personale a Pavia, presso lo spazio comunale "Santa Maria Gualtieri", con commento musicale del maestro Edoardo Bellotti (organo) e un saggio della professoressa Di Giovanni.

Programmi Attuali (2010-oggi)
Nel 2005, Giovannella Salvadori Ramirez effettua uno studio su "Angelus Novus" di Paul Klee (1920), che prevedeva il progresso come catastrofe. Opera studiata da Walter Benjamin con importanti scritti. L'artista crea per l'Angelus Novus di Klee una serie di otto dipinti inediti.
Risale al 2008 lo studio su "Verklaerte Nacht", opere sciolte ispirate alla musica di Arnold Schoenberg.
Nel 2010, si svolge a Milano, presso lo "Spazio Università Bocconi", la mostra personale organizzata dalla professoressa Elena Pontiggia, presentata dagli scritti della professoressa Marilisa Di Giovanni.

 
 
Giovannella Salvadori Ramirez
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